Juan Veloz, Fotografo

Focus / Focus: Creatività
Juan Veloz
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Christina Nwabugo
set 17, 2019
L’art director Christina Nwabugo ci ha presentato il fotografo in ascesa Juan Veloz. È conosciuto per i suoi ritratti, particolari ed eclettici, delle crescenti comunità dominicane a Brooklyn, New York. L’esperienza maturata e le sfide che Veloz ha affrontato crescendo in una comunità domenicana hanno ispirato i suoi progetti fotografici, che mirano alla rappresentazione autentica dell’espressione personale e di una forte identità. Veloz era semplicemente perfetto per la nostra Nosotros collection. Cresciuto in un quartiere multi‑culturale di New York, i ricordi di Veloz dei membri importanti della comunità hanno fatto crescere in lui il desiderio di rappresentare coloro che sembravano essere invisibili per i media attuali. Per i suoi lavori, Veloz seleziona i soggetti che meglio rappresentano sentimenti di uguaglianza, unità e, soprattutto, individualità.
Se metti in discussione la mia identità, penso che sia un tuo problema e una tua mancanza di conoscenza. La gente deve mettersi in testa che è assolutamente possibile essere di colore e latinoamericano.
[Christina Nwabugo]: La comunità è importante, specialmente in ambito fotografico. Quando hai scoperto la tua comunità fotografica e come ti sei sentito sapendo che tutti voi avevate la stessa mission visiva?
[Juan Veloz]: Sono recentemente entrato in contatto con molti fotografi di origine latina in occasione della campagna che ho seguito per Nike, nella quale hanno preso parte grandissimi fotografi dominicani. È stato incredibile vedere quanto affetto c’era fra questi sconosciuti, tutti legati da un obiettivo comune: creare senza sosta, raccontando una storia cruda e autentica.

[CN]: Parlando di storie, cosa ti è piaciuto del report fotografico sui ballerini che hai presentato?
[JV]: L’unità era l’obiettivo principale del report fotografico sui ballerini. Sono cresciuto con la passione per l’arte della danza e mi è sembrato naturale includere i ballerini nella serie Nosotros.

[CN]: Chi è il tuo fotografo e filmmaker latinoamericano preferito?

[JV]: Ho una lunga lista di fotografi e filmmaker latinoamericani. Da Olmo Cavlo Alberto Vargas, Renell Medrano, Cheril Sanchez, e l’elenco va avanti! Una cosa che questi fotografi hanno in comune è che i loro lavori sono autentici; basta un’occhiata per riconoscere l’onestà dei loro scatti.

[CN]: Pensi che la tua identità sia messa in discussione in quanto uomo di colore e latinoamericano?
[JV]: Era questo che provavo man mano che crescevo. Se metti in discussione la mia identità, penso che sia un tuo problema e una tua mancanza di conoscenza. La gente deve mettersi in testa che è assolutamente possibile essere di colore e latinoamericano.

[CN]: Che ricordi hai della tua crescita come ragazzo di colore e latinoamericano?

[JV]: Mi sentivo diverso. Mia sorella ed io venivamo sempre interrogati dai nostri compagni e non sapevamo mai cosa dire. Se cresci in una comunità dominicana, è raro che qualcuno ti consideri di colore. Mi sono sempre considerato come un dominicano e nient’altro fino a che non ho cominciato a fare le mie ricerche e a guardarmi allo specchio. Ancora oggi le persone rimangono senza parole quando parlo in spagnolo.
Abbiamo dimenticato molto della nostra educazione e vorrei che i giovani mantenessero vive le nostre tradizioni. Conoscere le tradizioni e documentarle lascia un’eredità creata da noi per noi stessi.
[CN]: Quale Paese latinoamericano vorresti visitare?
[JV]: Vorrei andare in Nicaragua.  Il mio migliore amico Preshous è afro‑latino e da parte di madre proviene dal Nicaragua.  Mi piacerebbe conoscere la sua famiglia e spero di poter creare un progetto che si adatti perfettamente al mio modo di lavorare.  Vorrei fotografare i suoi familiari così come sono e catturare momenti puramente autentici!

[CN]: Per creare immagini commerciali positive all’interno della tua comunità bisogna partire dalla conoscenza di come le persone vedono loro stesse inserite nelle strutture sociali e culturali. Qual è la tua filosofia?
[JV]: Far risaltare le vecchie generazioni nella nostra comunità. Abbiamo dimenticato molto della nostra educazione e vorrei che i giovani mantenessero vive le nostre tradizioni. Conoscere le tradizioni e documentarle lascia un’eredità creata da noi per noi stessi.

[CN]: Quale consiglio daresti agli artisti emergenti che desiderano raccontare storie sul loro patrimonio culturale?

[JV]: Create per voi stessi. Non dimenticate il vostro "perché’ quando create. È così facile andare fuori rotta con la nuova ondata di fotografia di consumo originata dai social media, ma finché riesci a proseguire dritto e a realizzare cosa significa per te il successo, allora tutto andrà bene. Io stesso ho dovuto fare un grande lavoro‑interiore. Ho pregato molto, ho messo nero su bianco i miei obiettivi, li ho riletti, la mia famiglia ha pregato per me da New York. È così facile lasciarsi travolgere e dimenticare che abbiamo bisogno di respirare profondamente e assimilare tutto. Dopodiché possiamo procedere!
Considerando i trend portati dai social media, ho capito l’importanza di prendere l’iniziativa per documentare il significato di famiglia.

[CN]: Qual è il primo ricordo che hai di quando hai deciso di documentare la tua famiglia?
[JV]: Direi un ritratto della mia famiglia che ho fatto nella campagna di Santiago, Repubblica Dominicana. La foto era così ricca di generazioni e amore.

[CN]: Da cosa trai ispirazione per i tuoi scatti e cosa ti spinge adesso?

[JV]: Credo di aver trovato il mio scopo in questi ultimi anni. Sono soddisfatto di quello che faccio, ho trovato la felicità. Le donne della mia vita sicuramente sono la mia fonte di ispirazione costante. Io approccio ogni singolo progetto con amore e onestà, sentimenti che le donne che mi hanno cresciuto hanno scolpito nel mio cuore.

[CN]: Non sarebbe una vera intervista Getty Images se non ti chiedessi: qual è la tua fotocamera preferita?
[JV]: Tengo particolarmente alla mia Canon 5D Mark III e alla Mamiya RZ67.

[CN]: Qual è l’ambientazione che preferisci?
[JV]:  Un campo. C’è qualcosa in un campo aperto illuminato da una luce naturale (il sole) che mi trasmette una gioia immensa.

[CN]: I ricordi sono importanti. Qual è il tuo aforisma preferito nella tua lingua?

[JV]: Mia nonna (Monica Soriano) diceva sempre “Con fe todo es posible” ‑ con la fede tutto è possibile.

[CN]: Cosa ne pensi della Nostotros Collection?
[JV]: Nosotros è necessaria! Assolutamente necessaria, specialmente considerando che nell’ambito artistico, ci sono così tanti latinoamericani che stanno prosperando ed evolvendo a buon ritmo.

[CN]: Mentre parliamo con Juan, siamo giunti alla conclusione che in questa importante epoca caratterizzata dalla ricerca dell’identità attraverso la comunità, progetti come Nosotros trasformano il modo in cui la gente rappresenta la cultura latino/ispanica nelle immagini commerciali. Questa riflessione conduce alla mia domanda conclusiva relativa alle piattaforme online e all’autenticità. Quali sono i passaggi chiave per la rappresentazione negli spazi commerciali e per lo storytelling
[JV]: Far lavorare artisti provenienti dalla comunità e condurre ricerche sui personaggi più considerevoli all’interno della comunità è un passaggio chiave. Le aziende oggi tendono a commettere lo stesso errore quando pensano di fare la cosa giusta raccontando una storia piuttosto che permettere alle persone della comunità di farlo. Quello che conta è chi sta dietro l’obiettivo.
Lydia Whitmore, Fotografa